giovedì 22 dicembre 2011

Berlinguer e LA QUESTIONE MORALE. 1981.


Quando Napolitano attaccò Berlinguer sulla Questione Morale

Quel giorno Napolitano si trova in Sicilia, e la sua prima reazione è di telefonare al suo compagno e amico Gerardo Chiaromonte: “Eravamo entrambi sbigottiti – ricorda Napolitano – perché in quella clamorosa esternazione di Berlinguer coglievamo un’esasperazione pericolosa come non mai, una sorta di rinuncia a fare politica visto che non riconoscevamo più alcun interlocutore valido e negavamo che gli altri partiti, ridotti a ‘macchine di potere e di clientela’, esprimessero posizioni e programmi con cui potessimo e dovessimo confrontarci”. Napolitano decide di dare una risposta pubblica a Berlinguer, ma solamente un mese più tardi, approfittando dell’anniversario della morte di Togliatti.
La risposta di Napolitano, dunque, esce sull’Unità del 21 agosto. Il leader della destra migliorista, per attaccare Berlinguer, usa appunto la lezione di Togliatti all’epoca della nascita del centrosinistra tra Dc e Psi negli anni Sessanta: “’Saper scendere e muoversi sul terreno riformistico’ anziché pretendere di combattere il riformismo con ‘pure contrapposizioni verbali’ o ‘vuote invettive’”. Per Napolitano, gli scandali e la corruzione della Dc di Antonio Gava e Salvo Lima o del Psi di Bettino Craxi non sono un ostacolo al riformismo dialogante. È la stessa logica con cui anni più tardi, da esponente del Pds e poi dei Ds, propugna la linea dell’inciucio e della collaborazione sulle riforme con il berlusconismo del Caimano, fatto anche dai vari Previti e Dell’Utri.
Le reazioni all’articolo di Napolitano arrivano nella direzione del Pci del 10 settembre, dopo la pausa estiva. “Nella relazione introduttiva – racconta il Capo dello Stato – mi si accusò di aver favorito, con l’espressione di dissensi ‘ cifrati’, la campagna avversaria su una contrapposizione nel gruppo dirigente del partito e l’attacco al suo segretario, di avere impoverito e forzato il pensiero di Togliatti, di avere indicato il terreno riformistico quando di riformistico non c’era più nulla nel Psi”. Con Napolitano si schierano Bufalini, il sindaco di Roma Luigi Petroselli, Chiaro-monte. Per i miglioristi inizia a maturare l’infamante etichetta non solo di essere platealmente filosocialisti, ma soprattutto filocraxiani: una specie di male assoluto. Ma la sponda del Psi, per Napolitano, non è proprio solida.
Ne è la prova, dieci giorni dopo, il 19 settembre, la positiva ma sarcastica intervista di Claudio Martelli, vicesegretario del Psi di Craxi, al settimanale l’Espresso. I difetti dell’indole di Napolitano sono analizzati alla perfezione: “Napolitano è l’uomo dell’eurocomunismo, del dialogo con la Dc, poi con il capitalismo illuminato, poi col Psi. Se egli – diceva Martelli – sia una sorta di ‘passator cortese’ del comunismo italiano o la punta di iceberg di elettori, quadri, amministratori, sindacalisti comunisti in transizione verso la socialdemocrazia europea è quanto cercheremo di capire con tutta la simpatia che merita chi porge la mano aperta e non il pugno chiuso”. Sempre nel 1981, l’ossessione di Napolitano per il dramma della sinistra divisa si trasferisce da Botteghe Oscure a Montecitorio: lascia l’organizzazione del partito e viene eletto capogruppo del Pci alla Camera. Viene sospettato, ancora una volta, di favorire i socialisti. In un articolo sull’Unità del 4 gennaio 1984 si difende: “La funzione di una grande forza nazionale come la nostra non può di norma consistere nel non far passare i provvedimenti del governo, per quanto da noi negativamente giudicati; non può essere questo il modo di far valere il nostro potere contrattuale”.
La questione diventa devastante con il decreto legge per la riforma della scala mobile: Napolitano lavora per migliorarlo, ma il 7 giugno il suo amico Chiaromonte, che è capogruppo al Senato, annuncia il ricorso al referendum (che nel 1985 il Pci perderà).
Quella sera Berlinguer parla in un comizio a Padova e si sente male. Muore quattro giorni dopo. Ricorda Emanuele Macaluso sul Riformista nel 2005: “Napolitano allora era capogruppo alla Camera e con Formica, capogruppo dei socialisti, aveva trovato un’intesa per rendere il testo accettabile anche per i comunisti. Intesa che poi venne mandata all’aria da entrambe le parti. Ma in quel momento Berlinguer comincia a vedere di cattivo occhio sia Napolitano sia Nilde Iotti, allora presidente della Camera. A Nilde Iotti sembra rimproverare di tutelare più il governo che il suo partito, mentre su Napolitano pesa il sospetto di morbidezza per via della sua nota contrarietà alla linea scelta in quella fase dal Pci, durante la dura battaglia parlamentare che precedette il referendum. Da lì in avanti i rapporti si inasprirono a tal punto che quando Berlinguer morì Napolitano aveva già in tasca la lettera di dimissioni da capogruppo. Una lettera mai recapitata, in quel funesto 7 giugno 1984".

dal libro ”Re Giorgio” di Fabrizio d’Esposito


http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=6392


domenica 11 dicembre 2011

Islanda. Dove i banchieri della crisi vengono arrestati.


Islanda, dove i banchieri della crisi vengono arrestati!
REYKJAVIK - La scorsa settimana in Islanda sono state arrestate nove persone considerate responsabili del crack finanziario che ha coinvolto lo stato islandese nel 2008, portandolo sull'orlo della bancarotta. La rivoluzione pacifica che sta avvenendo in Islanda, e di cui nessuno parla, nasce proprio nel 2008, quando il governo allora in carica decide di nazionalizzare le tre maggiori banche del paese, i cui creditori erano per la maggior parte britannici e nord americani. E quando, per rifondere il debito contratto in questo modo dallo stato che se ne era fatto carico, intervenne il Fondo Monetario Internazionale, chiedendo come al solito tassi d'interesse altissimi e scaricando tutto il peso del debito sulla popolazione, che avrebbe dovuto pagare in 15 anni 3.500 milioni di euro al 5,5% d'interesse, lo stesso popolo islandese si espresse sulla questione con un referendum per cui si verificò una schiacciante vittoria (il 93%) di coloro che ritenevano di non dover pagare il debito. Come anche in Grecia oggi si dice, anche gli islandesi sostenevano che quel debito fosse "detestabile", e dunque non esigibile. Per chiarire, un debito detestabile è un debito contratto dallo stato con le banche o altri istituti, che pero` non porta benefici alla popolazione, ma anzi la danneggia. Un debito simile non si può pretendere che venga pagato dallo stesso popolo che ne ha gia` subito le conseguenze in termini d'interessi sul debito pubblico. Dopo il referendum e` stata istituita nel 2010 una Commissione incaricata di stabilire le responsabilità legali della fatale crisi economica, che ha portato già all'arresto di parecchi banchieri e alti dirigenti strettamente collegati alle operazioni arrischiate. Intanto l'Islanda sta anche scrivendo una nuova costituzione, imparando dalle lezioni della storia recente, nella quale sarà inserito un regime di protezione inattaccabile per la libertà d'informazione e di espressione. Una costituzione, quella islandese, discussa dalla popolazione attraverso i forum in internet e i social network. Finalmente sembra che la gente possa decidere liberamente del proprio futuro, e che i banchieri e gli squali finanziari, per una volta, debbano restare alla finestra a guardare, se non sono già scappati.

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REYKJAVIK - La scorsa settimana in Islanda sono state arrestate nove persone considerate responsabili del crack finanziario che ha coinvolto lo stato islandese nel 2008, portandolo sull'orlo della bancarotta.

domenica 4 dicembre 2011

Cattedrale di Santa Maria - Cagliari


Ivano Paolo Todde ha condiviso la foto di INCANTI DI SARDEGNA.


DUOMO DI CAGLIARI!!! Foto di Lucia Corda. La Cattedrale di Santa Maria di Castello, dedicata alla Vergine Assunta e a santa Cecilia martire, si trova a Cagliari in piazza Palazzo. Duomo del capoluogo regionale sardo, è la chiesa madre dell'arcidiocesi di Cagliari, sede della cattedra dell'arcivescovo metropolita di Ca...gliari; inoltre è la parrocchiale del quartiere storico Castello. La chiesa si presenta come un connubio di diversi stili artistici e custodisce sette secoli di memorie storiche della città di Cagliari. Costruita nel corso del duecento, in stile romanico pisano, venne elevata al rango di Cattedrale nel 1258. Quando Cagliari fu capitale del regno di Sardegna, al suo interno prestavano giuramento i rappresentanti dei tre Stamenti (bracci del parlamento Sardo). Nel corso del seicento e del settecento il tempio fu rinnovato secondo i canoni dello stile barocco. Negli anni trenta del novecento venne innalzata l'attuale facciata in stile neoromanico, ispirata al prospetto del Duomo di Pisa. La Cattedrale, oltre ad essere un importante luogo di culto cattolico, in cui si svolgono le principali celebrazioni dell'anno liturgico presiedute dall'arcivescovo, è uno dei più noti e visitati monumenti di Cagliari. Il primo impianto della chiesa si deve ai pisani, che la costruirono entro le mura della loro roccaforte, il Castel di Castro. Fondata probabilmente già nel 1217 (quando i pisani si insediarono nel colle di Castello), la prima menzione che attesta l'esistenza della chiesa di sancte Marie de Castello risale al 1254[1]. In forme romaniche, questa chiesa originaria aveva pianta rettangolare, divisa in tre navate da colonne, con volta a crociera sulle due navate laterali e copertura in legno della navata centrale ed era dedicata, come la cattedrale di Pisa, a Santa Maria Assunta. Nel 1258[2], dopo la distruzione da parte dei pisani della capitale giudicale Santa Igia e della cattedrale di Santa Cecilia, la chiesa di Santa Maria di Castello fu elevata al rango di cattedrale della diocesi cagliaritana, affiancando il culto a santa Cecilia nell'intitolazione. Agli inizi del XIV secolo venne realizzato il transetto, che rese la pianta della chiesa a forma di croce latina, e le relative due porte laterali. Sulla facciata venne inoltre aperta una bifora gotica e vennero eseguiti interventi sul campanile. Al primo ventennio del XIV secolo si fa risalire la costruzione della prima cappella, in stile gotico italiano, innestata nel braccio sinistro del transetto. Con la conquista di Cagliari da parte degli aragonesi venne completato il transetto destro ed edificate altre cappelle, delle quali solo quella della "Sacra Spina" (detta anche "Cappella Aragonese") è rimasta intatta. Nel 1618 si conclusero i lavori con i quali l'arcivescovo Francisco Desquivel fece rialzare il presbiterio per costruire il Santuario dei Martiri[3]. Il 22 novembre 1669 (giorno della festa di Santa Cecilia) un altro vescovo spagnolo, Pietro Vico, ordinò di rifare gli interni e la facciata in stile Barocco, affidando la direzione dei lavori a Domenico Spotorno[4]. La ristrutturazione, che durò fino al 1704, cancellò quasi completamente la primitiva chiesa romanica: nel 1702 la facciata fu rifatta dall'architetto Pietro Fossati in stile barocco, il pavimento venne sostituito con tarsie marmoree, pilastri calcarei presero il posto delle colonne romaniche, all'incrocio tra la navata centrale ed il transetto venne edificata la cupola e le cappelle gotiche del transetto vennero murate. Al loro posto vennero edificati i monumenti funebri degli arcivescovi Machin e La Cabra. Nei primi anni del Novecento, in seguito al distacco di alcuni elementi marmorei, la facciata barocca fu demolita al termine di una disputa che vide protagonista l'allora soprintendente ai monumenti Dionigi Scano il quale confidava nella speranza di ritrovarvi sotto l'antica facciata romanica[5]. La Cattedrale rimase circa venti anni priva di facciata, finché, nel 1933 venne edificata l'attuale facciata neoromanica in stile pisano utilizzando pietra calcare del colle di Bonaria e frammenti scultorei della chiesa originaria. Il progetto venne attuato su disegno dell'architetto Francesco Giarrizzo. Nel 1999 è stato effettuato un restauro della cupola, del tetto e del campanile. 

venerdì 2 dicembre 2011

Pensioni di Anzianità


Simonetta Landi:
...ormai siamo alla frutta!!!...e tra un pò ci servono il desert!!!

Carlo Lombardi:
il nonno e il nipotino nell'italia del nuovo millennio..

Economia.


foto di Viaggio nel Mondo.

Thomas Jefferson. Banche.


Io credo che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà di quanto non lo siano gli eserciti permanenti.
Se il popolo americano permetterà mai alle banche private di controllare l'emissione del denaro, dapprima attraverso l'inflazione e poi con la deflazione, le banche e le compagnie che nasceranno intorno,"alle banche", priveranno il popolo dei suoi beni finché i loro figli si ritroveranno senza neanche una casa sul continente che i loro padri hanno conquistato. 
Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d'America
Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d'AmericaVisualizza altro

Henry Ford. Sistema Bancario.


E' un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina.
Henry Ford

Terrorismo di Stato.


 foto di Viaggio nel Mondo.

Bertolt Brecht. Banche


Bertolt Brecht
Il vero ladro non e' chi rapina una banca,
ma chi la fonda.

Philippe Daverio. Passepartout (Rai Tre)

Philippe Daverio, gallerista, editore, storico dell'arte e conduttore dal 2001 di Passepartout (Rai Tre), il 21 settembre scorso ha annunciato l'incredibile cancellazione dai palinsesti Rai del suo decennale programma di informazione culturale nonostante gli ottimi ascolti e nove stagioni di consolidato successo.


 

martedì 22 novembre 2011

Psicologia. Bambini e Tecnologie.

AfisNews Psicologia: "BAMBINI PIU' SOLI E TECNOLOGICI ... il virtuale non aiuta a crescere .... LE ESPERIENZE REALI NON SONO SOSTITUIBILI CON QUELLE VIRTUALI. Nel gioco libero il bambino inventa e decide, nel gioco elettronico segue regole decise da altri .... vale anche per gli adulti"

Gigi Scalas:
homo tecnologicus

AfisNews Psicologia:
aiutiamo questi giovani tutti al parco a fare ginnastica come si faceva una volta ... altro che pc e sensore

mercoledì 16 novembre 2011

Eckhart Tolle (da "Un Nuovo Mondo") Accettazione, Sofferenza, Cambiamento.


ACCETTARE LA SOFFERENZA come spinta al cambiamento.

“Una delle molte ASSUNZIONI ERRATE DELL'EGO, uno dei suoi molti pensieri ingannevoli è: "NON DOVREI SOFFRIRE". A VOLTE TALE PENSIERO VIENE TRASFERITO SU QUALCUNO VICINO A VOI: "Il mio bambino non dovrebbe soffrire". E PROPRIO QUESTO PENSIERO È ALLA RADICE DELLA SOFFERENZA.
LA SOFFERENZA HA UN NOBILE SCOPO: L'EVOLUZIONE DELLA COSCIENZA e LA DISSOLUZIONE DELL'EGO. L'uomo in croce è un archetipo. Rappresenta ogni uomo, ogni donna. QUANTO PIÙ OPPONETE RESISTENZA ALLA SOFFERENZA, TANTO PIÙ IL PROCESSO È LENTO perchè LA RESISTENZA CREA ANCORA PIÙ EGO DA DISSOLVERE. Quando invece voi ACCETTATE LA SOFFERENZA, VI È UN ACCELLERAZIONE DEL PROCESSO PERCHÈ SOFFRITE CONSAPEVOLMENTE. Potete accettare la sofferenza per voi stessi o per qualcun altro, come per vostro figlio o per un vostro genitore. Nel mezzo della SOFFERENZA CONSAPEVOLE vi è già la trasmutazione. IL FUOCO DELLA SOFFERENZA DIVENTA LA LUCE DELLA COSCIENZA.

L'EGO DICE: "NON DOVREI SOFFRIRE", E QUESTO PENSIERO VI FA SOFFRIRE ANCORA DI PIÙ. E' una distorsione della verità, che è sempre paradossale. LA VERITÀ È CHE AVETE BISOGNO DI DIRE SÌ ALLA SOFFERENZA PRIMA CHE POSSIATE TRASCENDERLA”.

Eckhart Tolle (da "Un Nuovo Mondo")

Fonte: Carlo Lombardi

Umberto Ridi: 
E' un concetto interessante che mi trova d'accordo, Carlo.
Per quello che ho capito, però, L'ACCETTAZIONE DELLA SOFFERENZA NON È NEL DOLORE (IL QUALE VA SEMPRE COMBATTUTO), quanto nel COMPRENDERE CHE QUESTO È UN ALLARME NECESSARIO CHE CI INDICA E CI OBBLIGA AD UN NUOVO PERCORSO MENTALE O EMOTIVO PER USCIRE DA UNA SITUAZIONE CHE NOI STESSI ABBIAMO PRODOTTO.




De Mello. Felicità.


Per essere felici bisogna staccarsi dalle cose.
Anthony De Mello

Fernando Pessoa. Il Libro dell'Inquietudine


Fernando Pessoa, Il Libro dell'Inquietudine:
Considero LA VITA UNA LOCANDA, dove devo fermarmi fino all’ARRIVO DELLA DILIGENZA DELL'ABISSO. Non so dove mi condurrà, perché non so niente. Potrei considerare questa locanda UNA PRIGIONE, perché in essa sono costretto all’attesa; potrei considerarla un LUOGO IN CUI SOCIALIZZARE, perché qui mi ritrovo insieme ad altri.
Non sono, però, né impaziente né
 spontaneamente naturale. [...] Mi siedo alla porta e imbevo i miei occhi e orecchi dei colori e dei suoni del paesaggio, e canto sommessamente, solo per me, vaghe canzoni che compongo nell’attesa. PER TUTTI NOI SCENDERA' LA NOTTE E ARRIVERA' LA DILIGENZA. Godo della brezza che mi è data e dell’anima che mi è stata data per goderla, e non mi pongo altre domande né cerco altro. Se ciò che lascerò scritto nel LIBRO DEI CLIENTI, riletto un giorno da qualcuno, potrà intrattenerlo nel transito, andrà bene. Se nessuno lo leggerà, né si intratterrà, andrà ugualmente bene.

Jung. Consapevolezza.


Abbiamo bisogno di più consapevolezza della natura umana,
perché l'unico pericolo reale che esiste è l'uomo in se stesso.

Carl Gustav Jung

Intelletto e Intuito


“Non è dell’INTELLETTO che hai bisogno, bensì dell’ISPIRAZIONE e dell’INTUITO. L’INTELLETTO VIENE DALL'ESTERNO, l’ispirazione e l’intuito provengono dall’interno e non possono essere influenzati da nessun fattore esterno” 
Yogananda

De Mello. Eventi Esterni, Bene e Male.


Un’altra illusione è che gli eventi esterni abbiano il potere di farvi del male, che le persone abbiano il potere di farvi del male. Non è così. Siete voi che date loro il potere di farlo 
- Antony De Mello

Giuseppe Andriella:
Il padre Gesuita entra dritto nel cuore dell' individuo. Il peso delle parole, uno spirito appropriato ..Una Fede ardente dentro se' e data in conoscenza agli altri .

Olivia Guerrieri:
il peggior tiranno siamo noi stessi

Giovanni Zucca:
spesso il nostro nemico siamo noi stessi, sfuggirgli è impossibile..

Oancea Andreea Gabriela:
RICORDATE! nessuno può farti sentire inferiore senza il tu consenso ..

Se uno Stato affiderà al capriccio della sorte l'elezione dei suoi governanti, andrà in rovina tanto rapidamente quanto una nave che sia governata da uno dei passeggeri tratto a sorte.
Marco Tullio Cicerone

Marco Tullio Cicerone
Protesta contro le ingiustizie di Stato


Epitteto. Speranza.


Nè una nave si può assicurare a una piccola ancora,
nè una vita a una sola speranza.
Epitteto

Seneca. Passato, Presente, Futuro.


Estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente, temono il futuro: giunti al momento estremo, tardi comprendono di essere stati occupati tanto tempo senza concludere nulla. 
Seneca

Antistene, Adulatori.


È meglio cader preda dei corvi che degli adulatori,
perché quelli divorano solo i morti, questi i vivi. 

Antistene

Agesilao. Sapere di non sapere.


 Sapere di non sapere è la cosa migliore. 
Fingere di sapere quando non si sa è una malattia.

lunedì 14 novembre 2011

Charlie Chaplin. Quando ho cominciato ad amarmi davvero.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che la sofferenza e il dolore emozionale sono solo un avvertimento che mi dice di non vivere contro la mia verità. Oggi so che questo si chiama



...AUTENTICITA’.


Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era... pronta, anche se quella persona ero io.

Oggi so che questo si chiama
...RISPETTO PER SE STESSI.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda é un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama
...MATURITA’.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene. Da allora, ho potuto stare tranquillo. Oggi so che questo si chiama
...RISPETTO PER SE STESSI.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento,
ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si chiama
...SINCERITA’.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso, all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”,
ma oggi so che questo è
...AMORE DI SE’.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E così ho commesso meno errori. Oggi mi sono reso conto che questo si chiama
...SEMPLICITA’.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel momento presente, in cui TUTTO ha un luogo. E’ la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo
...PERFEZIONE.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore, l’intelletto è diventato un compagno importante. Oggi a questa unione do’ il nome di
...SAGGEZZA DEL CUORE.

Non dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri,
perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. Oggi so che
...QUESTO E’ LA VITA.

http://ilviaggionellatesta.blogspot.com/2011/05/quando-ho-cominciato-ad-amarmi-davvero.html


www.ilviaggionellatesta.blogspot.com

Gioia, Divertimento, Semplicità, Ragione, Errore, Tempo, Ritmo, Libertà, Bene, Situazioni, Egoismo, Perfezione, Pensiero, Contesto, Malato, Sentimento, Energia, Cuore, Intelletto, Saggezza, Cuore, Contrasti, Conflitti, Problemi, Mutare, Cambiare,

Scelte e Perdite (Non ci sono solo arance. J. Winterson)

Non esiste scelta che non comporti una perdita.
- Non ci sono solo le arance, J. Winterson

- Non ci sono solo le arance, J. Winterson

Ti Ascolto. Libro di Federica De Paolis. Cambiamento.

LASCIARE CERTE STRADE E' DIFFICILE, INSOPPORTABILE.
SIGNIFICA UCCIDERE QUALCOSA CHE ESISTE, SOPPRIMERLO, soffocarsi con le proprie mani pregando poi di RIUSCIRE A RESPIRARE ANCORA, come una volta, COME PRIMA.
[Ti ascolto, Federica De Paolis]

Annamaria Rampini:
... devo lasciare la strada..sperando di respirare come una volta.

Nicoletta Degli Angeli:
Eh,lo so.Ma a volte la scelta è tra l'AMORE PER SE STESSI e la strada, per cui tocca lasciarla. Garantisco che dopo si respira meglio di prima.
Lasciare certe strade è difficile, insopportabile. Significa uccidere qualcosa che esiste, sopprimerlo, soffocarsi con le proprie mani pregando poi di riuscire a respirare ancora, come una volta, come prima.
[Ti ascolto, Federica De Paolis]

Il Tempo, la Memoria, le Ferite

IL TEMPO SANA LE FERITE E LA MEMORIA LE RIAPRE.
Ma IL TEMPO NON ESISTE SE NON PER SCOMPARIRE e LA MEMORIA INFILA IL PIEDE NELLA PORTA.
[Avevo mille vite e ne ho preso una sola, C. Nooteboom] ..

Anna Merola:
... Già già LA MEMORIA E' COME IL SALE CHE FA BRUCIARE LE FERITE.

Carmen Dolce:
...Infila il piede nella porta... Bell'immaggine, e quanto vera 'è


Dolore e Cura.

E venne il giorno in cui il rischio di rimanere chiuso in un bocciolo divenne più doloroso del rischio di sbocciare.
- Anaïs Nin (via Archiviocaltari)

Film "L'Avventura". Privarsi di un Dolore.

Tutto sta diventando MALEDETTAMENTE FACILE:
persino PRIVARSI DI UN DOLORE.
- dal film ''L'avventura''

Fabio Volo. La vita.

La vita non è ciò che ti capita ma è quello che riesci a fare con quello che ti capita
Fabio Volo

http://it.wikiquote.org/wiki/Fabio_Volo
 
Fabio Volo, pseudonimo di Fabio Bonetti (1972 − vivente), scrittore, attore, conduttore radiofonico e televisivo italiano.

sabato 12 novembre 2011

Giordano Bruno. L'Amore.

"Un'unica Forza, l'Amore, lega e da vita a infiniti mondi"
Giordano Bruno (1548-1600).

http://it.wikipedia.org/wiki/Giordano_Bruno
it.wikipedia.org
Giordano Bruno, nato Filippo Bruno (Nola, 1548 – Roma, 17 febbraio 1600), è stato un filosofo, scrittore, e frate domenicano italiano.

Giordano Bruno. L'uomo è il Divino.

«Che ci piaccia o no, SIAMO NOI LA CAUSA DI NOI STESSI.
Nascendo in questo mondo, CADIAMO NELL'ILLUSIONE DEI SENSI;
CREDIAMO A CIÒ CHE APPARE. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi.
ALLORA CI ASSALE LA PAURA E DIMENTICHIAMO CHE SIAMO DIVINI,
che possiamo MODIFICARE IL CORSO DEGLI EVENTI, persino lo Zodiaco».
Giordano Bruno e la filosofia del rinascimento,
Aforismi
 
it.wikipedia.org
Giordano Bruno, nato Filippo Bruno (Nola, 1548 – Roma, 17 febbraio 1600), è stato un filosofo, scrittore, e frate domenicano italiano.

Giordano Bruno. Esistenza di Mondi Infiniti

SULL’ESISTENZA DI MONDI INFINITI
Accusa: “Ho sentito dire dal Bruno che sono infiniti i mundi e che Iddio ne ha infiniti perché ne vuole quanti ne può”.
Bruno: “Io tengo ad un INFINITO UNIVERSO, cioè effetto della divina infinita potenza perché stimavo cosa indegna della divina bontà e potenza che, POSSENDO PRODURRE MOLTI ALTRI MONDI, PRODUCESSE UN SOLO MONDO FINITO. In questo universo metto un...a provvidenza universale, per la quale ogni cosa vive, vegeta e si muove e sta nella sua perfezione, nel modo con cui è presente l’anima nel corpo; e intendo ancora che DIO, per essenza, presenza e potenza E' IN TUTTO E SOPRA TUTTO, NON COME UNA PARTE MA COME ANIMA, in modo inesplicabile”.
 
Processo a Giordano Bruno
 
Un rogo che arde da oltre 410 anni, quello di Campo dei Fiori in Roma dove nella fredda mattinata del 17 Febbraio 1600 fu arso vivo Giordano Bruno.