giovedì 10 novembre 2011

Aristotele: Filosofia e giustizia

Filosofia e giustizia: Aristotele     


Aristotele parla di giustizia fondata sulla proporzione e sull'uguaglianza e distingue tra due concetti importanti quando si affronta questo tema: "giustizia distributiva" e "giustizia commutativa".
Aristotele sostiene che la "giustizia distributiva" consiste nel "dare a ciascuno il suo", in base alla proporzione, ovvero "secondo lo stesso rapporto che vi è reciprocamente tra i singoli contributi", mentre la "giustizia commutativa o regolatrice" fa perno sul concetto di uguaglianza tra individui, nella misura in cui tende a riparare i danni subiti, indipendentemente dalle differenze tra gli stessi individui.
Nella "giustizia commutativa o regolatrice", che fa riferimento alle relazioni sociali, l'equità trova la sua garanzia più piena ed autentica in un giudice capace, in nome del "giusto mezzo", di togliere a colui che si è avvantaggiato con iniquità per dare a chi ha perso, ristabilendo, in questo modo, la giustizia.
Ma ecco, senza bisogno di ulteriori commenti, le precise parole di Aristotele: "Ciò che invece è giusto nelle relazioni sociali è una certa equità e l'ingiusto una iniquità, non però secondo quella proporzione geometrica bensì secondo quella aritmetica. Infatti non v'è alcuna differenza se un uomo per bene ha rubato a un uomo dappoco o un uomo dappoco a uno per bene: né se chi ha commesso adulterio fosse un uomo per bene o un uomo dappoco; bensì la legge bada soltanto alla differenza del danno (e tratta le persone come eguali), cioè se uno ha commesso ingiustizia e un altro l'ha subita, se uno ha recato danno e un altro l'ha ricevuto. Cosicché il giudice si sforza di correggere questa ingiustizia, in quanto iniqua; e quando l'uno abbia ricevuto percosse e l'altro le abbia inferte, oppure anche uno abbia ucciso e l'altro sia morto, il subire e l'agire sono stati in rapporti d'iniquità: allora si cerca di correggerli con una perdita sottraendo così da ciò che era in vantaggio.
Si parla di vantaggio in tali cose solo in senso generale, anche se per taluni, come per chi ha percosso, la parola "vantaggio" non sia propria e così la parola "perdita" per chi ha subìto. Ma quando si voglia misurare ciò che si subisce, allora si può parlare di perdita e di vantaggio. Cosicché l'equo è il medio tra il più e il meno; il vantaggio e la perdita sono poi in senso opposto il più e il meno, il vantaggio è un più rispetto al bene e un meno rispetto al male, la perdita è il contrario: tra di essi l'equo è, come s'è detto, la via di mezzo ed è ciò che diciamo giusto: cosicché la giustizia correttiva sarebbe il medio tra il danno e il vantaggio".

Fabio Gabrielli

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